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Ricettività: come gestire il passaggio generazionale

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L’argomento di cui ci occupiamo oggi è particolarmente sentito e attuale da tantissimi anni: affrontare il passaggio generazionale nelle gestioni familiari non è affatto un’operazione semplice e immediata.

Nella storia di ospitalità e ricettività italiana sono tantissimi gli esempi di famiglie che si tramandano la gestione di generazione in generazione, a volte con successo, spesso con esiti disastrosi.

Lo spirito del gestore non si tramanda con il dna, ci vuole prima di tutto una predisposizione e poi la passione e la costanza per arrivare ad avere e sfruttare tutte le skill necessarie.

Crescere in una famiglia di albergatori ha i suoi pro e i suoi contro, delle volte si infonde la linfa manageriale nei figli che studiano e si preparano per il passaggio di timone.

In altre circostanze invece, nei figli prevale il desiderio di evadere e di creare un proprio cammino indipendente in un altro ambito.

 

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Le imprese familiari di fronte al passaggio generazionale

La cultura imprenditoriale italiana è fatta di virtuosi esempi di famiglie longeve e lungimiranti ma il passaggio generazionale è sempre un momento difficile, irto di difficoltà e può portare a diversi problemi gestionali.

Anche in altri ambiti la famiglia italiana costituisce le fondamenta di un’azienda. E’ facile riconoscere tra i nuclei di Pmi genitori e figli perciò questa fase è particolarmente esaminata per trovare delle soluzioni ideali.

Non si tratta solo di organizzazione così come non si può cercare di delegare ogni scelta ai consulenti esterni, seppur validi.

Ci vuole un profondo coinvolgimento in ogni singolo step per arrivare a risultati eccellenti e risolutive.

Spesso i fraintendimenti tra una generazione e l’altra sorgono per motivi culturali piuttosto che strategici.

I giovani ricchi di teoria e immaginazione, si scontrano con i genitori che concepiscono ancora l’impresa come una famiglia e non un’azienda.

Una mentalità che va sicuramente modificata se non sradicata, senza nulla togliere all’aspetto dell’accoglienza che dovrà, eventualmente, continuare a essere di tipo familiare.

Ma questo è un discorso legato al target e agli obiettivi che ne conseguono.

Ci potranno essere delle resistenze al cambiamento ma, grazie a tanta pazienza e dati alla mano, si può affrontare la questione con cognizione di causa.

Il passaggio sarà sicuramente più semplice se ci si farà aiutare da un consulente alberghiero d’esperienza, in grado di mediare ogni discussione e risolvere ogni dissidio.

Nel frattempo, iniziamo a ragionare insieme su questa tematica particolarmente sentita.

 

Valori e culture differenti

Genitori e figli, sovente, si trovano su posizioni opposte per quanto riguarda le strategie di gestione.

C’è chi dopo una vita di sacrifici e, magari, soddisfazioni, non ha alcuna voglia di cambiare mentre l’erede ha idee ambiziose e, a suo parere, troppo rischiose per il benessere dell’azienda.

Non è una novità che i genitori arrivino a escludere dall’azienda i figli o di tenerne sotto controllo la partecipazione.

Ed è altrettanto vero che il passaggio generazionale porti a fallimenti totali, sia per la poca attitudine ed esperienza delle nuove leve.

Certo che se i genitori limitano la loro esperienza in azienda a ruoli marginali o secondari, non avranno neppure la possibilità di fare la tanto utile “gavetta” sotto l’ala di un buon leader.

La visione della propria azienda è basilare perché, se non si prepara per tempo il cambiamento, sarà difficile arrivare a un buon risultato e a trasmettere le proprie esperienze imprenditoriali a chi succede nella gestione.

C’è da sottolineare, comunque, che non intendiamo in nessun modo sminuire le capacità derivate dall’esperienza e che qualsiasi legame tra padri e figli è indiscutibile, ma esclusivamente il concetto di fare impresa.

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Senso di possesso e sacrificio: cosa accompagna il passaggio generazionale

Per possesso intendi la percezione di responsabilità nei confronti della tua azienda legata a quanto è stato costruito nel tempo?

Allora ti renderai facilmente conto che il sentimento del sacrificio orientato al futuro è corretto.

Devi cioè metterti nella condizione mentale di lasciare l’azienda ai tuoi figli migliore di com’era, in modo da poter rappresentare un bene per la gestione, lo staff e i clienti, oltre che per il territorio che ne godrà le ripercussioni, positive o negative.

Invece l’errore consiste nel pensare al possesso come una proprietà fine a se stessa. Oltre che nell’interpretarla come controllo e non lasciare il corretto spazio ai figli per renderla migliore.

Anche sotto questo punto di vista entra in gioco il modo in cui si svolge il rapporto tra genitori e figli, la loro educazione, oltre che l’etica del sacrificio e la crescita progressiva del senso di lavoro.

Se l’ambiente familiare vede genitori con l’ossessione del lavoro e privi della responsabilità che accompagna il trasmettere esperienze e competenze, i figli non si renderanno conto del sacrificio e dell’impegno necessario per guidare un’azienda.

Bisogna superare queste difficoltà se si vuole evitare che l’azienda non fallisca!

 

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Gli step corretti per l’efficace cambio di gestione

Ed ecco un riassunto in punti di quanto è necessario fare per un cambio generazionale che dia i suoi frutti.

 

  • Esaminare le difficoltà e puntare sul cambiamento più fluido e coerente, superando eventuali ostacoli.
  • Trasmettere le responsabilità e non solo sulla carta.
  • Passare ai propri figli gli strumenti adatti, inclusa formazione, consulenza e managerialità. Devono consentire di portare al superamento del passaggio senza eccessivi scossoni che si ripercuotano sull’attività.

Seguendo questi passaggi si eviteranno parecchi problemi senza lasciar passare troppo tempo.

Fiducia e rispetto reciproco tra le diverse generazioni in famiglia porteranno a una salutare gestione della struttura ricettiva che le consentirà di crescere e dare buoni risultati.

Può capitare anche che l’imprenditore non si renda conto della necessità del passaggio generazionale e tenda a rimandarla nel tempo.

Anche questo è un errore da evitare, così come la mancata trasmissione delle competenze.

Questo tema, d’altronde, fa riflettere sulla necessità di distinzione tra impresa e famiglia, tra proprietà e strategie manageriali.

Rivolgersi a un consulente esterno durante queste fasi sarà utile a mediare le eventuali discussioni e a fornire un’immagine precisa e imparziale sull’azienda.

Saprà definire, inoltre, l’adeguato coaching adatto a sviluppare le competenze di chi sarà chiamato a dirigere l’azienda.

E si rivelerà fondamentale nel definire in modo corretto i ruoli di ogni figura nell’ambito della gestione.

Ricettività: come gestire il passaggio generazionale

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